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Pubblicato il: 18/01/2022    Segnala pagina su Facebook Segnala
ABBATTIMENTO PIANTE

DISPONIBILE NUOVO MODULO DI RICHIESTA AUTORIZZAZIONE

DISPONIBILE NUOVO MODULO DI RICHIESTA AUTORIZZAZIONE

 

Nel Comune di San Vittore Olona una pianta può essere abbattuta solo se sussistono le seguenti condizioni:

-       se è ammalata e la conservazione non sia più possibile;

-       se per cause naturali, oppure per interventi inadeguati effettuati nel passato, risulti avere compromesso irrimediabilmente il normale sviluppo vegetativo;

-       se è morta o se sta morendo;

-       se provoca danni ai fabbricati (intesi come danneggiamenti strutturali).

Pertanto, se una pianta:

“…mi toglie l’aria…”, sappi che essa produce gratuitamente ossigeno durante il giorno;

“…ha tanti rami, è troppo grossa…”, potala;

“…le foglie cadono e sporcano il cortile…”, potala e raccogli le foglie;

“…le foglie cadono, intasano i canali e quando piove l’acqua non defluisce…”, potala e pulisci i canali;

“…ci sono troppi insetti…”, curala perché possa ospitare gli uccelli;

“…è davanti alla mia finestra e d’inverno sembra notte anche se è mezzogiorno…”, la ringrazierai per l’ombra e la frescura che ti donerà d’estate…

Ad ogni modo, a coloro i quali avessero intenzione di abbattere una pianta, a destra dello schermo è disponibile la nuova modulistica per richiederne l’autorizzazione. Gli interessati dovranno compilare l’istanza e presentarla, corredata della documentazione indicata, in forma cartacea presso l’Ufficio protocollo comunale durante i normali orari di apertura al pubblico. Seguiranno accordi con gli interessati affinchè il Comune possa effettuare sopralluogo con proprio consulente agronomico per verificare la sussistenza delle condizioni per poter abbattere e definire la piantumazione sostitutiva.

Inoltre,

“Chi ha visto il vento? Né tu né io. Ma le foglie stanno tremando, È il vento che passa. Chi ha visto il vento? Né tu né io. Ma quando gli alberi chinano il capo, Il vento li attraversa”. (“Alberi al vento” di Christina Georgina Rossetti)

“Lauri, che ne la grande ombra severa accoglieste il pensoso adolescente, parlatemi di lui, la prima sera. Parlatemi di lui benignamente vecchi lauri, però ch’egli forse ode; però ch’egli è lontano e pur presente. Quanto v’amava il giovine custode! E quante volte a la sua fronte amica tendeste i rami in ascoltar la lode! Egli leggea quel libro ove pudica l’Anima geme, lacrima e desìa chiusa nel velo d’una Grazia antica. Lento d’intorno il bel giardin salìa fiorendo, come un sogno dal cuor sale; rigato da la pura melodìa, in una luce insolita spirtale che non era del cielo ma sul mondo effusa da la pagina immortale. O lauri, io son colui. Non più m’ascondo. Io son colui che lesse il libro e vide quella luce e gioì nel cor profondo.”  (“Ai lauri” di Gabriele D’Annunzio)

“Sempre fermi, sempre ritti, sempre zitti, come impavidi soldati, stanno i buoni alberi, armati sol di foglie e fiori e frutti, di cui fanno dono a tutti. Tutto danno quel che hanno e per sè tengono solo un gorgheggio d’usignolo un fischietto di fringuello un sussurro di ruscello.” (“Alberi” di Diego Valeri)

“Alberi! Frecce voi siete dall’azzurro cadute? Quali tremendi guerrieri vi scagliarono? Sono state le stelle? Vengon le vostre musiche dall’anima degli uccelli, dagli occhi di Dio.” (“Alberi” di Federico Garcia Lorca)

“Non credo che vedrò mai una poesia bella come un albero. Un albero la cui bocca bramosa sia attaccata al dolce seno fluente di madre Terra. Un albero rivolto a Dio per tutto il giorno, che innalza al cielo le sue frondose braccia in segno di preghiera. Un albero che in estate può indossare un nido di pettirossi tra i capelli. Sopra il cui cuore la neve si stende leggera, che vive intimamente con le piogge. Le poesie sono scritte dagli sciocchi come me, ma solo Dio può creare un albero.” (“Alberi” di Joyce Kilmer) 

“Ora verde, ora splendida! Son tornato a dir sì all’appartenente silenzio, all’ossigeno verde, al nocciolo rotto dalle pioggie d’allora, al padiglione d’orgoglio che assume l’araucaria, a me stesso, al mio canto cantato dagli uccelli. Ascoltate, è il gorgoglio ripetuto, il cristallo che a puro cielo grida, combatte, modifica, è un filo che l’acqua, il flauto e il platino mantengono nell’aria, di ramo in ramo puro, è il gioco simmetrico della terra che canta, è la strofa che cade come una goccia d’acqua.” (“Bosco” di Pablo Neruda)

 

L’Ufficio Tecnico